Superare le difficoltà dell’adolescenza: parte1

Posted By Marco Masella | 0 comments


Filippo ZizzadoroÈ un fatto accertato  che il delicato periodo che intercorre fra la pubertà e l’età adulta – quello che comunemente denominiamo “adolescenza” – costituisce una fase fondamentale per comprendere le successive tappe di sviluppo di un individuo.

Più che una fase in realtà si delinea come un periodo di passaggio tra la condizione di bambino e quella di adulto, nell’ambito del quale la figura genitoriale ha un ruolo centrale nella costruzione del Sé del bambino.

Diventa sempre più chiaro quanto bambini affettuosi siano figli di genitori emotivamente intelligenti; bambini che comunicano siano figli di famiglie in cui tutto viene discusso; bambini autonomi siano figli di un grado di libertà ottenuto progressivamente e bambini ricchi di autostima abbiano ricevuto rinforzi generosi nel momento del bisogno.

Investire sui genitori per dare ai ragazzi modelli di comportamento sani renderebbe la società migliore sia in termini di consapevolezza sociale, sia nella creazione di un futuro più solido per i nostri figli in termini valoriali ed etici.

La prospettiva del ciclo di vita ha introdotto un modo diverso di concepire l’intero sviluppo umano, in cui il cambiamento e l’evoluzione riguardano tutta l’esistenza e non sono più circoscritti ad alcune fasi della stessa.

Quello che si osserva, invece, è un paradigma in cui gli adolescenti sono sempre più criptici, più distanti, attaccati a protesi virtuali che li portano ad allontanarsi dalle aspettative dei genitori stessi.

Genitori sempre più frustrati chiedono aiuto a psicologi ed educatori o addirittura delegano a terzi l’educazione dei propri figli.

Tutto ciò genera grande frustrazione da ambo le parti, una stanchezza reciproca nel cercare strade alternative, senza renderci conto che in fondo tutti chiediamo da sempre la stessa cosa: essere ascoltati!

Da qui comincia il percorso terapeutico famigliare, ascoltandosi di più, ascoltandosi meglio, provando a capire ciò che ci sembra assurdo condividere: il reale bisogno dell’altro.

Mi relaziono costantemente con mamme che mi dicono,

“Dottore ci parli lei con mio figlio…”,

pensando che in dieci minuti si possano cancellare anni di disattenzione, di mancato ascolto, di egoismi a favore di un finto affetto camuffato da regali vizianti, minuti rubati al lavoro, scontri mai chiariti, atteggiamenti di sopportazione più che di reale affetto.

Tutto ciò cosa provocherà in questo adolescente quando diventerà adulto?

Con molta probabilità una persona anaffettiva, priva di sensibilità, incapace di dire grazie, con poca autostima e bisognosa di mostrare al mondo una sicurezza fatta di status e orpelli, incapace di decidere con logiche diverse dal togliersi i problemi dai piedi il più rapidamente possibile.

Ritengo più importante non tanto concentrarsi sugli adolescenti, se non monitorandone costantemente le evoluzioni per non perdersi dei pezzi per strada, ma sui genitori, sempre più spaventati di fronte al difficile compito di educare in un modo talmente complesso da mettere in difficoltà psicologi esperti e ancor di più genitori inesperti.

L’utilizzo della psicologia e della comunicazione diventa per i genitori moderni uno strumento di sopravvivenza per riuscire ad avere un dialogo, per non subire la frustrazione di non essere all’altezza, per evitare la delicata dinamica del rifiuto che li rende poi inadeguati a depressi anche fuori dalla famiglia.

Ascoltare piuttosto che imporre, stimolare piuttosto che assecondare, condividere piuttosto che capire sono le prime semplici regole per iniziare un percorso verso una consapevolezza genitoriale più moderna e adeguata, che ci consenta di non essere tagliati fuori dalle vite dei nostri figli senza poter nemmeno “controllare” l’andamento delle loro vite e rendendoli dei veri  nemici.

I figli non sono come li vorremmo, sono come sono, con il loro DNA, con il loro carattere e le loro storie, ma condivideranno sempre i valori della propria famiglia, se questi sono stati espressi e soprattutto agiti.

Anche se non sempre ce ne danno la certezza, passato il momento turbolento della pubertà sapranno riprendere in mano quanto appreso e farlo diventare uno strumento di emancipazione sociale.

Quello che spesso dico ai genitori che mi contattano per un consulto è di pazientare per vedere se quanto seminato darà i suoi frutti, ma più di ogni altra cosa consiglio d’investire su sé stessi, di diventare modelli credibili per i propri figli.

Nel prossimo articolo proverò a darti qualche consiglio..

Filippo Zizzadoro

 

educare i bambini

 

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